I profumi del vino: come nascono e come riconoscerli

Lug 27, 2026Bag in Box, News e Blog0 commenti

I profumi del vino nascono da centinaia di molecole volatili che si distinguono per origine: gli aromi primari arrivano dall’uva (terpeni, tioli, metossipirazine), i secondari dalla fermentazione (esteri, alcoli superiori, diacetile), i terziari dall’affinamento in legno e in bottiglia (vanillina, lattoni, sotolone). Riconoscerli significa risalire dal sentore alla sua causa: vitigno, cantina o tempo trascorso.

In sintesi

  • Gli aromi primari sono varietali: terpeni come linalolo e geraniolo nei Moscati e nel Traminer, tioli volatili nel Sauvignon, metossipirazine nei Cabernet.
  • Gli aromi secondari si formano durante la fermentazione alcolica e malolattica: esteri fruttati come l’acetato di isoamile, diacetile dal metabolismo dei batteri lattici.
  • Gli aromi terziari derivano dal legno (vanillina, whisky-lattone, eugenolo) e dall’evoluzione in bottiglia (sotolone, furfuriltiolo, norisoprenoidi).
  • Il 2,4,6-tricloroanisolo (TCA) è responsabile del 70-80% dei casi di odore di tappo e si percepisce già a 3,5-7 ng/L nei bianchi.
  • L’idrogeno solforato, molecola tipica della riduzione, ha soglia di percezione attorno a 0,5 µg/L: è il composto solforato più basso di tutti.

Da dove arrivano i profumi del vino

Arrivano da tre fonti distinte, e la classificazione in primari, secondari e terziari serve esattamente a separarle. Il naso percepisce solo molecole volatili presenti sopra la loro soglia di percezione: alcune si sentono a milligrammi per litro, altre a nanogrammi. Ecco perché due vini con analisi chimica simile possono avere profili olfattivi opposti: conta la classe di molecole e la sua concentrazione rispetto alla soglia, non la quantità assoluta. Un composto a 5 ng/L può dominare un vino, un altro a 50 mg/L restare impercettibile.

Aromi primari: quello che porta l’uva

Sono gli aromi varietali, contenuti nella buccia dell’acino o presenti come precursori inodori che la vinificazione libera. Tre famiglie molecolari coprono quasi tutto il repertorio.

I terpeni generano note floreali e agrumate: il linalolo evoca rosa e lavanda, il geraniolo geranio e pesca, il nerolo la rosa. Sono i responsabili del carattere inconfondibile di Moscato, Traminer aromatico, Malvasie e Riesling. I tioli volatili sono composti solforati che, in concentrazioni corrette, danno bosso, pompelmo, frutto della passione e agrumi: definiscono il Sauvignon; in eccesso virano su note di urina di gatto. Le metossipirazine, composti azotati, portano peperone verde ed erba tagliata: soglia dell’ordine dei 10 ng/L nel vino, con 0,5-40 ng/L tipici nel Sauvignon Blanc e 4-55 ng/L nel Cabernet Sauvignon. Il loro contenuto cala con la maturazione: quando eccedono segnalano più un raccolto anticipato che un carattere varietale.

Nel Trevigiano lo si legge bene sul Manzoni Bianco in bottiglia, incrocio fra Riesling Renano e Pinot Bianco, e sul Cabernet Franc, dove le pirazine sono parte riconosciuta del profilo.

Aromi secondari: quello che crea la fermentazione

Nascono dal metabolismo dei lieviti e dei batteri, quindi non erano nell’uva. Gli esteri sono la classe più visibile: l’acetato di isoamile dà banana, l’esanoato di etile mela e frutta a polpa bianca, gli acetati in generale il fruttato immediato dei vini giovani. Sono termolabili e si idrolizzano nel tempo: per questo un bianco giovane profuma di frutta più dello stesso vino tre anni dopo.

Gli alcoli superiori, dal metabolismo azotato, oltre certe soglie portano note pesanti e amare. La fermentazione malolattica aggiunge il diacetile, descrittore burro e nocciola, soglia indicativa 1-5 mg/L. Negli spumanti l’autolisi dei lieviti rilascia lattoni, aldeidi ed esteri che compongono la nota di crosta di pane. La sequenza completa è nella guida su come si fa il vino.

Nei Prosecco, con presa di spuma breve in autoclave, il profilo resta dominato da esteri e terpeni della Glera: mela verde, pera, fiori bianchi. È il caso del Prosecco DOC Treviso, dove il fruttato primario non viene coperto dall’autolisi.

Aromi terziari: quello che aggiunge il tempo

Si formano durante l’affinamento e hanno due strade. La prima è la cessione dal legno: il rovere rilascia vanillina (vaniglia, pasticceria), whisky-lattone o β-metil-γ-ottalattone nel suo isomero cis (cocco), eugenolo (chiodo di garofano), guaiacolo e derivati (speziato, affumicato), oltre ai composti furanici generati dalla tostatura della botte, che portano fumo e incenso.

La seconda è l’evoluzione in bottiglia: in condizioni riduttive compaiono note di caffè tostato attribuite al furfuriltiolo e norisoprenoidi che danno miele, pietra focaia e, nei Riesling maturi, il sentore idrocarburico; in condizioni ossidative il sotolone, con descrittore curry e frutta secca. Il bouquet è la somma di queste trasformazioni.

Le famiglie olfattive e le molecole che le generano

La tabella collega famiglia percepita, molecola responsabile e origine: è il modo più rapido per passare dal sentore alla sua causa.

Famiglia olfattiva Molecola Origine Dove si incontra
Floreale (rosa, lavanda) Linalolo, nerolo Uva (primario) Moscato, Traminer, Malvasia
Agrumato, geranio, pesca Geraniolo, citronellolo Uva (primario) Riesling, Traminer
Pompelmo, bosso, frutto della passione Tioli volatili Uva, liberati in fermentazione Sauvignon
Peperone verde, erba tagliata Metossipirazine (IBMP) Uva (primario) Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon
Banana, frutta matura Acetato di isoamile, esteri etilici Fermentazione alcolica (secondario) Bianchi e rossi giovani
Burro, nocciola Diacetile Fermentazione malolattica (secondario) Bianchi strutturati, rossi
Crosta di pane, lievito Lattoni, aldeidi, chetoni Autolisi dei lieviti (secondario) Spumanti metodo classico
Vaniglia, pasticceria Vanillina Legno (terziario) Vini affinati in barrique
Cocco Whisky-lattone (isomero cis) Legno (terziario) Rossi e bianchi da rovere
Curry, frutta secca, miele Sotolone, norisoprenoidi Evoluzione in bottiglia (terziario) Vini maturi e ossidativi

Vitigni aromatici, semiaromatici e neutri

La classificazione dipende dai terpeni liberi presenti nell’uva. I vitigni aromatici — Moscato, Traminer aromatico, Malvasia, Brachetto — hanno terpeni sopra soglia già nel mosto: il vino profuma come l’acino. I semiaromatici — Riesling, Sauvignon, Verduzzo, Manzoni Bianco — hanno dotazione terpenica o tiolica intermedia, che emerge solo con vinificazioni a bassa temperatura e protette dall’ossigeno.

I vitigni neutri — Glera, Pinot Bianco, Chardonnay, Merlot, Refosco, Raboso — hanno pochi aromi liberi: il loro profilo si costruisce quasi tutto in cantina, con esteri fermentativi, gestione dei lieviti, malolattica e affinamento. È il motivo per cui uno Chardonnay può assumere profili tanto diversi.

Come allenare il naso

Si allena con ripetizione e nomenclatura, non con il talento. La memoria olfattiva funziona per associazione linguistica: se non si è mai dato un nome a un odore, il naso lo registra ma non lo recupera. Tre abitudini danno risultati misurabili.

  1. Annusare consapevolmente materie prime fuori dal calice: scorze di agrumi, erbe aromatiche, frutta secca, spezie, legno bagnato. Nominarle ad alta voce.
  2. Fare il primo naso da fermo, senza roteare, per cogliere le molecole più volatili; poi roteare e ripetere per liberare quelle più pesanti.
  3. Servire alla temperatura giusta: 8-12 °C per i bianchi, 16-18 °C per i rossi. Troppo freddo comprime la volatilità; troppo caldo fa emergere l’alcol che copre il resto.

Il metodo completo di analisi olfattiva è descritto nella guida su come degustare il vino.

I difetti olfattivi e come riconoscerli

Un difetto è una molecola presente sopra la sua soglia di percezione, non una questione di gusto personale. Quattro alterazioni coprono la grande maggioranza dei casi.

Odore di tappo (TCA)

Il 2,4,6-tricloroanisolo è responsabile del 70-80% dei casi di odore di tappo e nel 95% delle volte proviene dal sughero, dove funghi degradano composti clorurati residui. La geosmina copre circa il 20% dei casi, le pirazine circa il 10%. Le soglie di identificazione sono 3,5-7 ng/L nei vini bianchi e 8-15 ng/L nei rossi. Il descrittore è cartone bagnato, cantina umida, muffa. Ricerche dell’Università di Osaka hanno indicato che il TCA agisce sopprimendo la trasduzione del segnale olfattivo: più che aggiungere un odore, spegne la percezione degli altri.

Riduzione

Deriva da composti solforati formatisi in carenza di ossigeno o di azoto durante la fermentazione. L’idrogeno solforato è il più comune e ha la soglia più bassa in assoluto, attorno a 0,5 µg/L, con descrittore uova marce. Seguono il metilmercaptano (soglia circa 1 µg/L, cavolo marcio), l’etilmercaptano (0,02-2 µg/L, cerino bruciato), il dimetildisolfuro (15-30 µg/L, cipolla e cavolo cotto) e il dietildisolfuro (circa 4 µg/L, gomma bruciata e aglio). Le forme leggere si attenuano con l’ossigenazione: è uno dei casi in cui ha senso decantare il vino. I disolfuri, invece, non si correggono nel bicchiere.

Ossidazione

È l’eccesso di contatto con l’ossigeno. La molecola guida è l’acetaldeide, con soglia indicativa di 10 mg/L e descrittore mela ammaccata, poi note tipo sherry. Nei vini più compromessi compaiono il sotolone (curry, noce), il metionale (patata lessa, verdura cotta) e la fenilacetaldeide (miele). I fattori acceleranti sono la temperatura di conservazione, la solforosa insufficiente e la presenza di rame e ferro. Il colore accompagna il difetto: bianchi verso l’ambrato, rossi verso il mattone.

Brettanomyces

Brettanomyces bruxellensis è un lievito che decarbossila gli acidi idrossicinnamici dell’uva in vinilfenoli e li riduce a etilfenoli. Il 4-etilfenolo diventa sgradevole oltre circa 600 µg/L nei vini rossi, con descrittori stalla, sudore di cavallo, cuoio bagnato e plastica bruciata; il 4-etilguaiacolo accompagna con note affumicate e speziate. Si sviluppa soprattutto in affinamento in legno, quando igiene insufficiente, ossigeno disponibile e nutrienti residui creano le condizioni adatte.

Altri difetti frequenti

Difetto Molecola Descrittore Soglia indicativa
Acescenza Acido acetico Aceto, pungente 750 mg/L
Spunto, smalto Acetato di etile Solvente, colla 160 mg/L
Ossidazione Acetaldeide Mela ammaccata 10 mg/L
Eccesso di malolattica Diacetile Burro, nocciola 1-5 mg/L
Terra, muffa Geosmina Terra bagnata, cantina 250 ng/L
Odore di tappo TCA Cartone bagnato 3,5-7 ng/L (bianchi)
Riduzione Idrogeno solforato Uova marce 0,5 µg/L

Domande frequenti

Qual è la differenza fra aroma e profumo del vino?

Nel linguaggio tecnico l’aroma indica il carattere olfattivo legato al vitigno e alla vinificazione, mentre il bouquet identifica il complesso che si sviluppa con l’affinamento. Profumo è il termine generico che li comprende entrambi. Tutti descrivono la stessa realtà fisica: molecole volatili percepite dai recettori olfattivi.

Un vino con odore di tappo si può recuperare?

No. Il TCA non si elimina con decantazione, ossigenazione o riscaldamento, e la sua soglia di percezione è talmente bassa che qualsiasi diluizione resta insufficiente. La bottiglia va sostituita. Il difetto riguarda la singola chiusura, non la partita: un’altra bottiglia dello stesso vino può essere perfetta.

Le note di riduzione appena aperta la bottiglia sono un difetto?

Dipende dall’intensità e dalla persistenza. Una nota solforata leggera che svanisce dopo qualche minuto nel calice o dopo la decantazione è riduzione transitoria, frequente nei vini imbottigliati sotto tappo a vite. Se l’odore di uova marce o cavolo resta dopo mezz’ora, si tratta di un difetto conclamato.

Il tappo a vite riduce i difetti olfattivi?

Elimina il rischio di TCA di origine sughero, che rappresenta il 95% dei casi di odore di tappo, ma modifica l’ingresso di ossigeno. Con permeabilità molto bassa aumenta la probabilità di note riduttive; con permeabilità calibrata il vino evolve in modo regolare. Nessuna chiusura è neutra sul piano aromatico.

Riconoscere i profumi del vino non è esercizio di memoria ma di attribuzione: ogni sentore ha una molecola e ogni molecola un’origine precisa. Per strutturare l’allenamento c’è una traccia operativa nella guida su come degustare i vini.

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