Lessona DOC: il Nebbiolo dell’Alto Piemonte sulle sabbie marine

Lug 27, 2026Bag in Box, News e Blog0 commenti

Il Lessona DOC è un rosso piemontese prodotto nel solo comune di Lessona, in provincia di Biella, da Nebbiolo (localmente Spanna) dall’85 al 100%, con Vespolina e Uva Rara fino al 15%. Cresce su sabbie plioceniche di origine marina, acide e povere: il risultato è un Nebbiolo snello, sapido, profumato di viola e affinato per almeno 22 mesi.

Calice di Nebbiolo dell Alto Piemonte con le colline del Biellese sullo sfondo

In sintesi

  • Zona di produzione: l’intero territorio del comune di Lessona, provincia di Biella, con vigneti attorno ai 300 metri sul livello del mare.
  • Uvaggio da disciplinare: Nebbiolo (Spanna) 85-100%, Vespolina e Uva Rara (Bonarda novarese) da sole o insieme fino al 15%.
  • Affinamento obbligatorio: 22 mesi di cui 12 in legno; la Riserva sale a 46 mesi di cui 30 in legno.
  • Al consumo: 12,00% vol di alcol totale minimo, acidità totale minima 5,0 g/l, estratto non riduttore minimo 22,0 g/l.
  • Suoli: sabbie plioceniche marine giallo-arancio, a reazione acida e povere di calcare.
  • Rese massime: 8,00 t/ha di uva, che scendono a 7,20 t/ha per la Riserva.

Che cos’è il Lessona DOC

Il Lessona è una DOC riservata a un rosso fermo a base Nebbiolo, prodotto esclusivamente nel comune di Lessona, nel Biellese. È fra le denominazioni più piccole del Piemonte: la superficie rivendicata si misura in poche decine di ettari, il che spiega perché queste bottiglie circolino in quantità limitate.

La storia locale è più lunga della denominazione: il vino di Lessona era già apprezzato nell’Ottocento, poi la fillossera e lo sviluppo dell’industria laniera biellese, che ha assorbito manodopera dalle colline, hanno ridotto drasticamente i vigneti.

Dove nasce: il Biellese e le sabbie marine

Il tratto che distingue Lessona dalle altre denominazioni dell’Alto Piemonte è il suolo: sabbie plioceniche di origine marina, giallo-aranciate, a pH acido e povere di sostanza organica, lasciate dal mare che ricopriva la pianura padana.

Un suolo sabbioso drena in fretta, obbliga la vite a un radicamento profondo e limita vigore vegetativo e produzione per pianta. A questo si aggiungono un’altitudine attorno ai 300 metri, esposizioni rivolte a sud e sud-ovest e la protezione del massiccio del Monte Rosa dai venti settentrionali. Le escursioni termiche di settembre e ottobre conservano profumi e acidità in un vitigno a maturazione tardiva come il Nebbiolo.

Il Nebbiolo dell’Alto Piemonte: perché si chiama Spanna

Spanna è il nome locale del Nebbiolo nelle province di Biella, Vercelli e Novara: stessa varietà delle Langhe, biotipi e selezioni diversi, e soprattutto un contesto pedoclimatico che non ha nulla in comune con le marne calcareo-argillose del Barolo.

Nell’Alto Piemonte il Nebbiolo raramente lavora da solo. I disciplinari ammettono, in percentuali variabili, la Vespolina (che porta pepe nero e profumi speziati) e l’Uva Rara, chiamata anche Bonarda novarese (che smussa il tannino e aggiunge polpa). A Bramaterra entra anche la Croatina, più colorata e morbida. Sono uve complementari, storicamente coltivate insieme al Nebbiolo nello stesso vigneto per compensare le annate in cui la Spanna non raggiungeva piena maturazione.

Il disciplinare: uvaggio, rese e affinamento

Il disciplinare fissa per il Lessona una base di Nebbiolo (Spanna) dall’85 al 100%; Vespolina e Uva Rara possono concorrere, singolarmente o congiuntamente, fino a un massimo del 15%. La resa massima è di 8,00 tonnellate di uva per ettaro per il Lessona e 7,20 t/ha per la Riserva, con titolo alcolometrico volumico naturale minimo rispettivamente di 11,50% e 12,00% vol.

L’invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di raccolta. Il Lessona deve maturare almeno 22 mesi, di cui 12 in legno, e può essere immesso al consumo dal 1° settembre del secondo anno successivo alla vendemmia. La Riserva richiede 46 mesi complessivi, di cui 30 in legno, con uscita sul mercato dal 1° settembre del quarto anno. Al consumo il vino deve presentare almeno 12,00% vol di alcol totale, 5,0 g/l di acidità totale e 22,0 g/l di estratto non riduttore.

Profilo sensoriale del Lessona

Il disciplinare descrive un colore rosso granato, con sfumature aranciate con l’invecchiamento, un profumo caratteristico che ricorda la viola, fine e intenso, e un sapore asciutto, gradevolmente tannico, con caratteristica sapidità e retrogusto persistente.

Nel calice il Lessona si riconosce per la trasparenza del colore, tipica del Nebbiolo, e per un corpo più snello rispetto ai rossi langaroli: la sabbia restituisce tannino fine e teso più che largo. Sul frutto (lampone, ribes, ciliegia sotto spirito) si innestano viola, ferro, radice di liquirizia e una nota affumicata accentuata dagli anni in legno grande. La chiusura salina è il segno più costante. La nostra guida alla degustazione del vino spiega come impostare esame visivo, olfattivo e gustativo in sequenza.

Lessona, Gattinara, Bramaterra e Boca a confronto

Le quattro denominazioni distano pochi chilometri l’una dall’altra ma poggiano su substrati differenti, e la differenza si sente nel bicchiere: Lessona sta sulle sabbie marine acide, Gattinara e Bramaterra su rocce porfiriche e vulcaniti, Boca su porfidi con apporti morenici, Ghemme su depositi fluvio-glaciali ciottolosi.

Sul piano normativo cambiano due parametri: quota minima di Nebbiolo e durata dell’affinamento. Gattinara è il più rigido sul vitigno (minimo 90%) e fra i più lunghi in cantina; Fara e Sizzano ammettono fino al 50% di Vespolina e Uva Rara, il che li rende i più immediati; Bramaterra è l’unico che accoglie la Croatina fino al 30%.

Le denominazioni dell’Alto Piemonte in tabella

Denominazione Zona Nebbiolo (Spanna) Altre uve ammesse Affinamento minimo Riserva
Lessona DOC Comune di Lessona (Biella) 85-100% Vespolina, Uva Rara fino al 15% 22 mesi (12 in legno) 46 mesi (30 in legno)
Gattinara DOCG Comune di Gattinara (Vercelli) minimo 90% Vespolina max 4% e/o Uva Rara, insieme max 10% 35 mesi (24 in legno) 47 mesi (36 in legno)
Ghemme DOCG Ghemme e Romagnano Sesia (Novara) minimo 85% Vespolina e Uva Rara fino al 15% 34 mesi (18 in legno) 46 mesi (24 in legno)
Bramaterra DOC Masserano, Brusnengo, Curino, Villa del Bosco, Sostegno (Biella), Roasio, Lozzolo (Vercelli) 50-80% Croatina fino al 30%; Uva Rara e Vespolina fino al 20% 22 mesi (18 in legno) 34 mesi (24 in legno)
Boca DOC Boca, Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia, Grignasco (Novara) 70-90% Vespolina e Uva Rara dal 10 al 30% 34 mesi (18 in legno) 46 mesi (24 in legno)
Sizzano DOC Comune di Sizzano (Novara) 50-70% Vespolina e/o Uva Rara dal 30 al 50% 22 mesi (16 in legno) 34 mesi (24 in legno)
Fara DOC Fara Novarese e Briona (Novara) 50-70% Vespolina e/o Uva Rara dal 30 al 50% 22 mesi (12 in legno) 34 mesi (20 in legno)

Accanto a queste denominazioni storiche fa da bacino territoriale la Coste della Sesia DOC, istituita nel 1996 fra le province di Vercelli e Biella, che ammette Nebbiolo (Spanna), Vespolina, Croatina ed Erbaluce nelle tipologie bianco, rosato, rosso e nei varietali.

Perché l’Alto Piemonte è diverso dalle Langhe

La differenza è geologica prima che stilistica. Le Langhe poggiano su marne e arenarie di origine marina ma calcaree, con pH tendenzialmente basico; l’Alto Piemonte poggia in buona parte sui resti di un supervulcano attivo circa 290 milioni di anni fa in Valsesia, il cui apparato è stato ribaltato e portato in superficie dalla collisione fra placca africana ed europea che ha costruito le Alpi. Porfidi, graniti e vulcaniti danno suoli acidi; a Lessona a questi si sostituiscono le sabbie marine plioceniche, anch’esse acide e povere.

La conseguenza pratica: su suoli acidi e sabbiosi il Nebbiolo dà vini di colore meno carico, tannino più sottile, acidità più alta e una sapidità che molti degustatori descrivono come ferrosa. Il clima spinge nella stessa direzione, fra latitudine settentrionale, precipitazioni più abbondanti e vicinanza delle Alpi. Chi conosce il panorama dei bianchi piemontesi ritrova qui la stessa logica di montagna applicata a un vitigno rosso, la stessa che governa il Prié Blanc valdostano.

Abbinamenti e servizio

Servi il Lessona fra 16 e 18 °C in un calice ampio a stelo lungo. Le versioni base si aprono con una mezz’ora nel bicchiere; per le Riserve più mature conviene una decantazione attenta, sia per separare eventuali depositi sia per gestire l’apertura senza forzarla.

A tavola funziona con la cucina del territorio: brasati, polenta concia, tapulon novarese, selvaggina da penna, risotti di carne. Fra i formaggi reggono bene la Toma biellese, il Maccagno e le paste dure di media stagionatura. Resta un vino da bottiglia e da tempo lungo, non da consumo quotidiano: per il vino di tutti i giorni la logica è un’altra, come spiega la guida ai rossi del Trevigiano che alimentano il nostro catalogo veneto in bottiglia e bag in box.

Domande frequenti

Quanto Nebbiolo contiene il Lessona DOC?

Il disciplinare prevede Nebbiolo, localmente detto Spanna, dall’85 al 100%. La quota restante, fino a un massimo del 15%, può essere coperta da Vespolina e Uva Rara (Bonarda novarese), da sole o congiuntamente. Molti produttori scelgono comunque percentuali di Nebbiolo vicine o pari al 100%.

Quanto deve invecchiare il Lessona prima della vendita?

Il Lessona richiede almeno 22 mesi di invecchiamento, di cui 12 in legno, a partire dal 1° novembre dell’anno di raccolta, e può essere venduto dal 1° settembre del secondo anno successivo. La Riserva sale a 46 mesi complessivi, di cui 30 in legno, con immissione al consumo dal 1° settembre del quarto anno.

Che differenza c’è fra Lessona e Gattinara?

Lessona nasce su sabbie plioceniche di origine marina nel Biellese, con Nebbiolo dall’85 al 100% e 22 mesi di affinamento minimo. Gattinara nasce nel Vercellese su suoli porfirici, richiede almeno il 90% di Nebbiolo e 35 mesi di affinamento, di cui 24 in legno. Il primo è tendenzialmente più snello, il secondo più strutturato.

Perché i suoli di Lessona sono definiti marini?

Perché sono sabbie depositate durante il Pliocene, quando il mare ricopriva l’attuale pianura padana. Il ritiro delle acque ha lasciato sedimenti sabbiosi giallo-aranciati, poveri di calcare e a reazione acida, oggi affioranti sulle colline di Lessona. Sono suoli drenanti che spingono le radici in profondità e limitano le rese.

Quali sono le denominazioni dell’Alto Piemonte?

Le denominazioni storiche a base Nebbiolo sono Gattinara DOCG e Ghemme DOCG, più le DOC Lessona, Bramaterra, Boca, Sizzano e Fara. A queste si affiancano le denominazioni territoriali più ampie, fra cui la Coste della Sesia DOC fra Vercelli e Biella, che raccolgono anche bianchi, rosati e varietali.

Il Lessona si può invecchiare in bottiglia?

Sì. Acidità elevata, tannino fine ed estratto minimo di 22 g/l danno al Lessona una buona attitudine all’affinamento, soprattutto nelle Riserve, che escono sul mercato già con quattro anni di maturazione. Conserva le bottiglie coricate, al buio, fra 12 e 16 °C e con umidità stabile intorno al 70%.

Il Lessona è un Nebbiolo che parla di sabbia invece che di calcare, e per questo racconta l’Alto Piemonte meglio di molte etichette più famose. Bastano una bottiglia di Lessona e una di Gattinara aperte fianco a fianco per capire quanto pesi il suolo su una stessa uva.

Post recenti :

0 commenti

0