Il Durello è il vino ottenuto dalla Durella, vitigno a bacca bianca coltivato sui Monti Lessini, tra le province di Verona e Vicenza. Nasce su suoli vulcanici e si distingue per un’acidità molto elevata, che lo rende una base ideale per la spumantizzazione: si beve quasi sempre come spumante, in versione Charmat o Metodo Classico.

In sintesi
- Vitigno: Durella, a bacca bianca, presente nella denominazione in misura non inferiore all’85%.
- Zona: la fascia collinare dei Monti Lessini orientali, a cavallo fra Verona e Vicenza, con comuni simbolo come Roncà, Montecchia di Crosara, Vestenanova, San Giovanni Ilarione, Arzignano e Chiampo.
- Suoli: di origine vulcanica, ricchi di basalto e di scheletro, su un antico fondale marino sollevato.
- Denominazioni: Lessini Durello DOC (o Durello Lessini) e Monti Lessini DOC, oggi associate a due metodi di spumantizzazione diversi.
- Profilo: acidità spiccata, corpo esile, note di mela verde, agrumi, crosta di pane e un accento minerale-affumicato.
- Servizio: 6-8 °C per lo spumante Charmat, 8-10 °C per il Metodo Classico, in calice tulipano.
Che cos’è il Durello
Il Durello è lo spumante dei Monti Lessini, prodotto quasi esclusivamente da uve Durella. Il nome del vitigno rimanda alla durezza della buccia, spessa e coriacea, e per estensione alla durezza gustativa del vino: un’acidità così pronunciata da rendere il Durella poco adatto alla versione ferma e straordinariamente adatto alle bollicine.
La coltivazione della Durella nell’area lessinica è documentata da secoli: il vitigno compare nelle fonti medievali del territorio vicentino con il nome di Durasena. Per lungo tempo è stato un’uva da taglio, usata per dare nerbo a vini più molli: solo con la spumantizzazione ne è emersa la vera vocazione.
La Durella: un vitigno di acidità estrema
La Durella è uno dei vitigni italiani a più alta acidità fissa: nelle basi spumante si collocano abitualmente valori intorno ai 7-9 grammi/litro, con dominanza di acido malico e tartarico. È questo il tratto che definisce tutto il resto.
Le conseguenze pratiche sono tre. Primo, la vendemmia è tardiva rispetto ad altri bianchi veneti: l’uva ha bisogno di tempo per stemperare l’aggressività e sviluppare aroma. Secondo, la fermentazione malolattica in genere si evita o si controlla, perché trasformerebbe l’acido malico in lattico ammorbidendo proprio ciò che rende il vino riconoscibile. Terzo, il vino regge l’affinamento sui lieviti per anni senza sfaldarsi: l’acidità funziona da struttura portante, come i tannini in un rosso da invecchiamento. Chi vuole capire come queste scelte agiscono in cantina trova il quadro generale nella guida alla vinificazione passo per passo.
La buccia è spessa e ricca di sostanze fenoliche: da qui deriva anche quella lieve sensazione tannica, insolita in un bianco.
I Monti Lessini e i suoli vulcanici
I Monti Lessini sono un altopiano prealpino che degrada in una serie di valli parallele fra il Veronese e il Vicentino: la Val d’Alpone, la Val di Chiampo, la Valle dell’Agno. Il substrato è dominato da basalti e tufi vulcanici depositati su antichi sedimenti marini, con affioramenti di roccia nera che si vedono a occhio nudo nei vigneti.
La quota di coltivazione va indicativamente dai 200 agli 800 metri, con forti escursioni termiche e piovosità annua che nella parte alta supera i 1.000 millimetri. Questo insieme — suolo vulcanico drenante, altitudine, ventilazione — spiega perché il vino conservi acidità e profumo anche in annate calde. La pergola veronese resta la forma di allevamento tradizionale in buona parte della zona, affiancata dai sistemi a spalliera negli impianti più recenti.
Lessini Durello e Monti Lessini: due denominazioni, un vitigno
Il Durello si muove oggi su due denominazioni distinte, e capirne la logica è la chiave per leggere l’etichetta. Lessini Durello DOC (citabile anche come Durello Lessini) e Monti Lessini DOC insistono sullo stesso territorio e sullo stesso vitigno, ma una revisione dei disciplinari le ha specializzate per metodo di spumantizzazione: Monti Lessini è la denominazione destinata al Metodo Classico, Lessini Durello quella dello spumante prodotto in autoclave con metodo Martinotti-Charmat.
Si tratta di una riorganizzazione recente e ancora in fase di assestamento commerciale: sugli scaffali convivono bottiglie etichettate secondo la disciplina precedente e bottiglie già allineate alla nuova. Il riferimento aggiornato resta il consorzio di tutela, che segue entrambe le DOC.
In entrambi i casi la Durella deve essere presente per almeno l’85%, con il saldo eventualmente affidato a varietà bianche autorizzate della zona, in primo luogo lo Chardonnay. La denominazione Monti Lessini storicamente comprende anche tipologie ferme e un passito da uve appassite: sono produzioni di nicchia, che raramente escono dal territorio.
Charmat e Metodo Classico a confronto
La differenza sta in dove avviene la seconda fermentazione. Nel metodo Martinotti-Charmat il vino rifermenta in autoclave d’acciaio per un periodo relativamente breve e viene poi imbottigliato isobaricamente: il risultato è uno spumante immediato, teso, con profumi primari di mela verde, pesca bianca e agrume, adatto all’aperitivo e da bere giovane.
Nel Metodo Classico la rifermentazione avviene in bottiglia, con un periodo minimo di affinamento sui lieviti che il disciplinare fissa in almeno 24 mesi; la menzione riserva richiede un periodo più lungo, individuato in 36 mesi. L’autolisi dei lieviti aggiunge note di crosta di pane, nocciola e burro fresco, ammorbidisce l’attacco acido e rende il perlage più fine e cremoso. Molti produttori superano ampiamente i minimi, arrivando a 48, 60 mesi e oltre: la Durella ha la spina dorsale per reggerli.
Non esiste un metodo migliore in assoluto: il Charmat dà un Durello di beva, il Metodo Classico un vino da tavola e da attesa. Per allenare il naso a queste differenze è utile il metodo di degustazione passo dopo passo.
Profilo sensoriale e temperatura di servizio
Il Durello si riconosce a occhi chiusi per il rapporto fra leggerezza e tensione. Il colore è giallo paglierino tenue con riflessi verdolini, che virano al dorato nelle versioni con lunga sosta sui lieviti. Al naso: mela verde, limone, biancospino, pietra focaia, con l’aggiunta di crosta di pane e frutta secca nei Metodo Classico. In bocca è asciutto, verticale, salino, con una chiusura ammandorlata e quel fondo lievemente ruvido tipico della varietà.
Si serve fra 6 e 8 °C nella versione Charmat, fra 8 e 10 °C nel Metodo Classico, che a temperatura troppo bassa perde le note di affinamento. Il calice giusto è il tulipano, non la coppa: serve una superficie che concentri i profumi e lasci salire il perlage. Il titolo alcolometrico si colloca tipicamente fra l’11 e il 12,5% vol, un valore contenuto che ne facilita l’uso a tavola.
Tabella: Durello a confronto con Prosecco e Franciacorta
| Vino | Vitigno principale | Zona | Metodo | Gradazione tipica | Temperatura | Abbinamento tipo |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Lessini Durello DOC | Durella (min. 85%) | Monti Lessini, Verona e Vicenza | Martinotti-Charmat, in autoclave | 11-12% vol | 6-8 °C | Aperitivo, fritture di pesce |
| Monti Lessini DOC spumante | Durella (min. 85%) | Monti Lessini, Verona e Vicenza | Metodo Classico, min. 24 mesi sui lieviti (36 per la riserva) | 11,5-12,5% vol | 8-10 °C | Crostacei, formaggi di media stagionatura, baccalà |
| Prosecco DOC / Conegliano Valdobbiadene DOCG | Glera (min. 85%) | Veneto e Friuli Venezia Giulia | Martinotti-Charmat | 11-11,5% vol | 6-8 °C | Antipasti, salumi, cucina leggera |
| Franciacorta DOCG | Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco | Provincia di Brescia, Lombardia | Metodo Classico, min. 18 mesi sui lieviti per il non millesimato | 12-12,5% vol | 8-10 °C | Piatti strutturati, pesce al forno, risotti |
La lettura sintetica è questa: il Prosecco punta sul frutto e sulla morbidezza, il Franciacorta sulla struttura e sulla complessità dell’affinamento, il Durello sulla tensione acida e sul carattere minerale. Se il confronto con le bollicine venete interessa da vicino, la scheda dedicata al Prosecco e alle sue denominazioni chiarisce l’altro versante.
Abbinamenti a tavola
L’acidità del Durello lo rende uno dei bianchi italiani più efficaci sui piatti grassi e fritti: pulisce il palato e prepara il boccone successivo. Funziona bene con il fritto misto di pesce, i gamberi, le acciughe, la tempura di verdure e con i formaggi freschi o di media stagionatura, incluso il Monte Veronese.
Sul territorio l’abbinamento classico è con il baccalà alla vicentina: la sapidità e il grasso dello stoccafisso trovano nel Durello un contraltare esatto. La versione Metodo Classico con lunga sosta sui lieviti regge anche piatti più impegnativi — risotti mantecati, carni bianche arrosto, crostacei alla griglia — mentre lo Charmat resta la scelta più naturale per l’aperitivo e per l’intero pasto informale.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra Durello e Durella?
Durella è il nome del vitigno, Durello quello del vino che se ne ricava. La distinzione è la stessa che corre fra Glera e Prosecco. In etichetta si trovano le denominazioni Lessini Durello DOC, o Durello Lessini, e Monti Lessini DOC, entrambe legate al territorio dei Monti Lessini fra Verona e Vicenza.
Il Durello è sempre uno spumante?
Nella pratica sì: l’acidità estrema della Durella la rende poco piacevole nella versione ferma, e la produzione si concentra quasi interamente sugli spumanti Charmat e Metodo Classico. La denominazione Monti Lessini prevede storicamente anche tipologie ferme e un passito, ma sono produzioni di nicchia, difficili da reperire fuori dalla zona d’origine.
Quanto invecchia un Durello Metodo Classico?
Molto più di quanto suggerisca il suo profilo esile. L’acidità elevata protegge il vino dall’ossidazione, e le versioni con lunga sosta sui lieviti possono evolvere positivamente per dieci anni e oltre, guadagnando note di frutta secca, miele e idrocarburo. Le versioni Charmat, al contrario, danno il meglio entro un paio d’anni dall’imbottigliamento.
Perché il Durello sa di pietra e affumicato?
La sensazione minerale-affumicata è associata dagli assaggiatori ai suoli vulcanici basaltici dei Monti Lessini, anche se il legame diretto fra composizione del terreno e aroma non è dimostrato in modo lineare. Contribuiscono comunque l’altitudine, la vendemmia tardiva e le scelte di cantina, in particolare l’assenza di fermentazione malolattica.
A che temperatura si serve il Durello?
Tra 6 e 8 °C per lo spumante prodotto in autoclave, dove conta la freschezza immediata, e tra 8 e 10 °C per il Metodo Classico, che a temperature troppo basse nasconde le note di affinamento sui lieviti. In entrambi i casi si usa un calice tulipano, che valorizza il perlage e concentra i profumi.
Con che cosa si abbina il Durello?
Con tutto ciò che è fritto, grasso o salato: fritture di pesce, gamberi, acciughe, tempura, formaggi freschi e di media stagionatura. L’abbinamento identitario del territorio è il baccalà alla vicentina. Le versioni Metodo Classico più mature reggono anche risotti, carni bianche arrosto e crostacei alla griglia.
Il Durello è una bollicina di carattere, che chiede attenzione più che occasioni speciali: costa meno di quanto valga e si presta a un uso quotidiano a tavola. Se cerchi altre bollicine venete da mettere a confronto, il catalogo raccoglie spumanti e vini frizzanti del territorio trevigiano, fra cui il Prosecco DOC Treviso, che sullo stesso terreno di gioco lavora con un registro opposto, più morbido e fruttato.






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