Il Bianco di Custoza DOC, indicato oggi anche solo come Custoza, è un bianco secco prodotto sulle colline moreniche a sud-est del Lago di Garda, in nove comuni della provincia di Verona. Nasce da un uvaggio di almeno tre vitigni tra Garganega, Trebbiano Toscano, Friulano e Cortese, per un minimo del 70% del totale. Si beve giovane, fresco, tra 10 e 12 gradi.

In sintesi
- Denominazione: “Bianco di Custoza” o “Custoza” DOC, riconosciuta l’8 febbraio 1971; il Consorzio di tutela ha sede a Sommacampagna (VR).
- Zona: nove comuni veronesi dell’anfiteatro morenico del Garda — Sommacampagna, Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Lazise, Pastrengo, Bussolengo e Sona.
- Uvaggio: minimo 70% da almeno tre tra Garganega, Trebbiano Toscano, Friulano e Cortese, nessuno oltre il 45%; fino al 30% Malvasia, Riesling Italico, Pinot Bianco, Chardonnay e Incrocio Manzoni 6.0.13.
- Tipologie: Custoza (minimo 11% vol), Superiore e Riserva (12,5% vol), Spumante (11,5% vol), Passito (15% vol complessivi).
- Servizio: 10-12 °C nella versione base, 12-13 °C per Superiore e Riserva.
- Perché il bag in box: è un bianco di pronta beva, non da lungo affinamento; la sacca collassabile lo protegge dall’ossigeno per settimane dopo l’apertura.
Che cos’è il Bianco di Custoza DOC
Il Custoza è un vino bianco da uvaggio: non nasce da un vitigno unico, ma dalla combinazione di più varietà coltivate nello stesso areale. È questa la sua identità normativa e stilistica. Il disciplinare ammette due dizioni equivalenti in etichetta, “Bianco di Custoza” e “Custoza”: la seconda è quella promossa dal Consorzio.
Il toponimo è quello di Custoza, frazione di Sommacampagna nota per le battaglie risorgimentali del 1848 e del 1866. È tra le più antiche denominazioni venete per i bianchi e copre un’area vitata dell’ordine dei 1.400 ettari.
La zona: le colline moreniche dell’entroterra gardesano
La zona è la fascia collinare fra la sponda sud-orientale del Lago di Garda e la pianura veronese. I comuni interessati, in tutto o in parte, sono nove: Sommacampagna, Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Lazise, Pastrengo, Bussolengo e Sona.
Il tratto geologico determinante è l’anfiteatro morenico del Garda: rilievi dolci formati dai depositi del ghiacciaio dell’Adige nel Pleistocene, da cui derivano suoli eterogenei, ricchi di ciottoli e ghiaie, sciolti e drenanti. Si somma l’effetto termoregolatore del lago, che smorza le gelate e mantiene forti escursioni fra giorno e notte. Nei bianchi questa combinazione si traduce in acidità conservata e profumi netti: come riconoscerli nel calice è spiegato nella guida alla degustazione del vino.
L’uvaggio del Custoza: quali uve e in quali proporzioni
Il disciplinare vigente impone che almeno il 70% del vino provenga da almeno tre dei quattro vitigni base — Garganega, Trebbiano Toscano, Friulano e Cortese — con nessuno dei quattro oltre il 45%. Il restante 30% può venire da Malvasia, Riesling Italico, Pinot Bianco, Chardonnay e Incrocio Manzoni 6.0.13.
Due nomi locali ricorrono nelle etichette. Il Trebbianello è il biotipo locale del Friulano (l’ex Tocai Friulano) e porta corpo e nota mandorlata. La Bianca Fernanda è il clone locale del Cortese e aggiunge finezza aromatica e slancio acido. La Garganega — la stessa uva del Soave — dà struttura e timbro floreale; il Trebbiano Toscano fornisce acidità e neutralità, utile a tenere insieme il blend.
La conseguenza pratica è che due Custoza di cantine diverse possono differire sensibilmente: cambia il peso relativo delle uve, e con esso l’equilibrio fra parte floreale, agrumata e mandorlata. È una denominazione da leggere azienda per azienda.
Le tipologie previste dal disciplinare
Le tipologie ammesse sono cinque. Il Custoza base è la versione ferma e secca: minimo 11% vol e resa massima di 130 quintali di uva per ettaro. Il Custoza Superiore richiede 12,5% vol, resa più contenuta (120 quintali per ettaro) e un affinamento più lungo prima dell’immissione al consumo. La Riserva, introdotta con la revisione del disciplinare del 2019 e presentata al Vinitaly 2024, condivide la soglia dei 12,5% vol e spinge ancora più avanti l’affinamento.
Completano il quadro il Custoza Spumante (minimo 11,5% vol, diversi livelli di dosaggio) e il Custoza Passito da uve appassite, con 15% vol complessivi di cui almeno il 12% effettivo.
Uvaggio e tipologie a colpo d’occhio
| Elemento | Dettaglio | Ruolo nel vino |
|---|---|---|
| Garganega | Fra i quattro vitigni base, max 45% | Struttura, note floreali e di frutta bianca |
| Trebbiano Toscano | Fra i quattro vitigni base, max 45% | Acidità, freschezza, neutralità di sostegno |
| Friulano (Trebbianello) | Fra i quattro vitigni base, max 45% | Corpo e chiusura mandorlata |
| Cortese (Bianca Fernanda) | Fra i quattro vitigni base, max 45% | Finezza aromatica e slancio |
| Varietà complementari | Malvasia, Riesling Italico, Pinot Bianco, Chardonnay, Manzoni 6.0.13 — fino al 30% | Aromaticità e definizione stilistica |
| Tipologia | Alcol minimo | Temperatura di servizio | Abbinamento tipico |
|---|---|---|---|
| Custoza | 11% vol | 10-12 °C | Antipasti di lago, risotti, verdure |
| Custoza Superiore | 12,5% vol | 12-13 °C | Pesce di lago cotto, carni bianche |
| Custoza Riserva | 12,5% vol | 12-13 °C | Piatti strutturati, formaggi di media stagionatura |
| Custoza Spumante | 11,5% vol | 6-8 °C | Aperitivo, fritture, crudi |
| Custoza Passito | 15% vol totali | 10-12 °C | Pasticceria secca, formaggi erborinati |
Custoza e Soave: le differenze
La differenza sta nel ruolo della Garganega e nel suolo. Nel Soave la Garganega è dominante e definisce il vino; nel Custoza è una delle quattro uve base, con un tetto del 45%, e convive con Trebbiano Toscano, Friulano e Cortese. Ne esce un bianco più composito, con nota mandorlata più marcata. Cambia anche il suolo: vulcanico e calcareo nel Soave, morenico e ciottoloso a Custoza.
Perché un bianco come il Custoza funziona nel bag in box
Il bag in box è pensato per i vini di pronta beva, la categoria a cui appartiene il Custoza base. Un bianco costruito su freschezza, profumo floreale e beva scorrevole non guadagna nulla da anni di bottiglia: dà il meglio entro uno o due anni dalla vendemmia. Il formato che lo valorizza è quello che ne consente un consumo regolare.
Il funzionamento è meccanico, non chimico. Dentro la scatola di cartone c’è una sacca in film plastico multistrato collegata a un rubinetto: man mano che si spilla, la sacca collassa su se stessa e il volume del vino diminuisce senza che entri aria a sostituirlo. In una bottiglia accade il contrario, perché ogni bicchiere versato lascia un volume equivalente di ossigeno a contatto col vino. Materiali e limiti del formato sono trattati per esteso nella guida al bag in box.
Che cosa succede al vino dopo l’apertura
Dopo l’apertura il nemico è l’ossigeno. In una bottiglia richiusa un bianco leggero perde profumi già dopo due o tre giorni: il naso si appiattisce, compaiono note di mela cotta, la freschezza si smussa. In un bag in box integro la qualità organolettica resta ragionevolmente stabile per diverse settimane — indicativamente quattro-sei, se il contenitore è tenuto al fresco, al riparo dalla luce e in verticale.
Vale però anche il rovescio della medaglia. Prima dell’apertura il bag in box non è un formato da invecchiamento: la sacca ha una permeabilità all’ossigeno superiore a quella del vetro e la vita commerciale del prodotto è più breve di quella di una bottiglia. Si guarda la data indicata dal produttore e ci si attiene. Per un bianco fresco è un limite teorico; per un rosso da lungo affinamento non lo sarebbe.
Quali formati esistono e come scegliere
I formati più diffusi in Italia sono da 3, 5 e 10 litri, con tagli da 20 litri destinati alla ristorazione. Il criterio di scelta è il ritmo di consumo, non il prezzo al litro: conviene il formato che si esaurisce entro la finestra di tenuta post-apertura. Per una coppia che beve un paio di bicchieri qualche sera a settimana il 3 litri basta; il 5 litri — poco meno di sette bottiglie da 0,75 — è la misura tipica per una famiglia. I formati in catalogo sono raccolti nella sezione bag in box; se cerchi un bianco veneto fresco e quotidiano nello stesso registro del Custoza, l’equivalente in casa è il Bianco del Logheto in bag in box da 5 litri.
Abbinamenti e temperatura di servizio
Il Custoza base va servito fra 10 e 12 °C in calice medio a tulipano: sotto i 9 °C i profumi si chiudono, sopra i 14 °C emerge l’alcol. Superiore e Riserva chiedono uno o due gradi in più. È un bianco da tavola quotidiana: risotti all’isolana, bigoli, pesce di lago come lavarello e tinca, asparago di Rivoli Veronese, fritture leggere, formaggi freschi.
Domande frequenti
Che vino è il Bianco di Custoza?
È un vino bianco secco DOC prodotto nelle colline moreniche a sud-est del Lago di Garda, in provincia di Verona. Nasce da un uvaggio di più varietà — Garganega, Trebbiano Toscano, Friulano e Cortese le principali — e si presenta giallo paglierino, fruttato e leggermente aromatico, con finale sapido e mandorlato.
Quali uve compongono il Custoza DOC?
Almeno il 70% deve provenire da minimo tre vitigni fra Garganega, Trebbiano Toscano, Friulano (localmente Trebbianello) e Cortese (localmente Bianca Fernanda), con nessuna varietà oltre il 45%. Il restante 30% può includere Malvasia, Riesling Italico, Pinot Bianco, Chardonnay e Incrocio Manzoni 6.0.13.
In quali comuni si produce il Custoza?
La zona comprende, in tutto o in parte, nove comuni della provincia di Verona: Sommacampagna, Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Lazise, Pastrengo, Bussolengo e Sona. Custoza, che dà il nome alla denominazione, è una frazione di Sommacampagna.
Quanto dura un vino bianco in bag in box dopo l’apertura?
Indicativamente quattro-sei settimane, contro i due-tre giorni di una bottiglia richiusa. Il merito è della sacca interna che collassa mentre si spilla, impedendo all’aria di sostituire il vino prelevato. Conta però conservarlo al fresco, lontano dalla luce e in posizione verticale.
Il bag in box è adatto a tutti i vini?
No. È il formato giusto per i vini di pronta beva — bianchi freschi, rossi giovani, rosati — destinati al consumo entro pochi mesi. Non è adatto ai vini da lungo invecchiamento, perché prima dell’apertura la sacca lascia passare più ossigeno del vetro e accorcia la vita del prodotto.
Qual è la differenza tra Custoza e Custoza Superiore?
Il Superiore parte da rese in vigna più basse (120 quintali per ettaro contro 130), richiede un titolo alcolometrico minimo di 12,5% vol contro 11% e prevede un affinamento più lungo prima della commercializzazione. In degustazione è più ampio, con maggiore persistenza e minore immediatezza rispetto alla versione base.
Il Custoza continua a fare quello per cui è nato: un bianco d’uvaggio, sapido e bevibile, legato a un pezzo preciso di collina veronese. Chi ne apprezza lo stile ritrova lo stesso registro quotidiano fra gli altri bianchi veneti freschi, in bottiglia o nel formato che meglio ne asseconda il consumo.






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