Il bag in box รจ stato inventato nel 1965 da Thomas Angove, un viticoltore australiano di Renmark nello stato del South Australia. Due anni dopo, nel 1967, Charles Malpas della cantina Penfolds perfezionรฒ lโidea brevettando il rubinetto a pressione in plastica che รจ ancora oggi lo standard mondiale. Questi due passaggi, a distanza di ventiquattro mesi, hanno creato il formato di confezionamento del vino piรน significativo del Novecento dopo la bottiglia di vetro industriale, ed รจ da lรฌ che parte una storia di sessantโanni di evoluzione tecnica e commerciale.
Questa guida ricostruisce la storia del bag in box dalle origini australiane alla diffusione mondiale, passando per i produttori che oggi dominano il mercato delle sacche (Scholle IPN, Smurfit Westrock, Vitop, Liqui-Box, DS Smith), lโevoluzione della tecnologia multistrato EVOH, e la storia dellโarrivo del formato in Italia, dove dagli anni Ottanta รจ passato dalla fascia piรน bassa della grande distribuzione fino ai DOC e ai biologici certificati di oggi.
Per chi si chiede โchi ha inventato il bag in box?โ o โchi produce bag in box oggi?โ, questa รจ la risposta con nomi, date e riferimenti storici verificabili, senza interpretazioni commerciali. La storia di unโinvenzione pratica che ha trasformato come il vino viene confezionato, conservato e consumato in tutto il mondo.
Thomas Angove e il Brevetto del 1965
Thomas Angove era il figlio di William Angove, fondatore della cantina Angoveโs Pty Ltd a Renmark nel South Australia, una delle zone vinicole piรน importanti del continente australiano. Angoveโs era (ed รจ tuttora) una delle piรน antiche aziende vinicole australiane a conduzione familiare, fondata nel 1886 a Renmark, sul fiume Murray.
Negli anni Sessanta, la cantina Angoveโs vendeva vino sfuso a clienti privati della zona, che si presentavano con damigiane di vetro per farle riempire. Il sistema aveva problemi evidenti: le damigiane erano pesanti, fragili, difficili da maneggiare. Spesso si rompevano durante il trasporto in cantina. I tappi perdevano, il vino si ossidava, la gestione era laboriosa sia per il venditore che per il cliente.
Thomas Angove, che amministrava la cantina, decise di risolvere il problema con unโidea semplice. Pensรฒ di sostituire il vetro pesante e fragile con una sacca di plastica leggera e infrangibile. La sacca sarebbe stata chiusa con un nodo o un piccolo legaccio, e racchiusa in una scatola di cartone per la protezione meccanica e per contenerla durante il trasporto. Per servire il vino, il cliente avrebbe tagliato un angolo della sacca con le forbici, versato il vino, e poi avrebbe richiuso come poteva.
Il 20 aprile 1965 Thomas Angove depositรฒ il brevetto australiano per questa idea. Il nome commerciale scelto fu semplicemente โFlagon bagโ o โwine caskโ, ma il principio era esattamente quello che oggi chiamiamo bag in box: sacca di contenimento liquido dentro scatola di cartone di protezione. La prima produzione industriale partรฌ nello stesso anno, con formati da un gallone (circa 4,5 litri) destinati alla vendita diretta ai clienti della cantina.
Lโidea era geniale nel concetto ma ancora immatura nellโingegneria. Tagliare un angolo della sacca per servire non era pratico. Una volta aperta, la sacca perdeva la sua tenuta allโaria, e il vino iniziava a ossidarsi rapidamente. Serviva un miglioramento tecnico che rendesse il formato davvero funzionale.
Charles Malpas e il Rubinetto del 1967
Il passaggio chiave arrivรฒ due anni dopo. Charles Malpas, ingegnere di Penfolds, la piรน grande cantina australiana, ideรฒ il rubinetto in plastica a tenuta ermetica che rese il bag in box davvero utilizzabile.
Il rubinetto di Malpas era un piccolo componente in polietilene, montato su una flangia termoincollata alla sacca. Aveva una valvola interna a pressione che si apriva solo quando lโutente premeva la levetta, e si chiudeva ermeticamente al rilascio. Il principio era: la sacca flessibile si comprime man mano che il vino esce dal rubinetto, quindi non entra aria, quindi il vino si conserva per settimane dopo lโapertura. Fu la vera rivoluzione concettuale del formato.
Il brevetto Malpas del 1967 fu licenziato a Penfolds e ad altre cantine australiane. In pochi anni il โwine caskโ con rubinetto divenne il formato dominante per il consumo quotidiano in Australia. Al 1975 il bag in box rappresentava giร oltre il 20% del mercato del vino in volume in Australia, e oggi rappresenta circa il 40-50% a seconda delle fonti, con una presenza culturale che rende il โgoon of wineโ parte del linguaggio comune australiano.
LโAustralia anni Settanta รจ il punto zero della storia moderna del vino confezionato alternativo alla bottiglia. Molte delle innovazioni di packaging vinicolo degli ultimi cinquantโanni sono uscite da lรฌ: il bag in box di Angove e Malpas, il Screwcap (tappo a vite per bottiglie) che si รจ imposto dagli anni Novanta, le varie sperimentazioni su sacche multistrato avanzate.
LโArrivo del Bag in Box in Europa e in Italia
DallโAustralia il bag in box si รจ diffuso nel mondo anglosassone (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda) negli anni Settanta, con tassi di adozione elevati in pochi anni. LโEuropa continentale รจ stata piรน lenta, per ragioni culturali piรน che tecniche: la tradizione vinicola europea รจ legata storicamente alla bottiglia di vetro con tappo di sughero, e lโinnovazione di un formato โnuovoโ ha faticato a entrare nel mainstream.
In Francia, il bag in box รจ arrivato negli anni Ottanta per i vini della Provenza e della Linguadoca, oggi รจ particolarmente diffuso per i rosati del sud ed รจ accettato come formato standard per il consumo domestico. In Germania e nei paesi scandinavi รจ entrato rapidamente nelle fasce di consumo quotidiano.
In Italia il bag in box ha avuto un percorso piรน graduale. Le prime introduzioni serie risalgono alla fine degli anni Ottanta, quando alcune grandi aziende vinicole hanno iniziato a offrire bag in box nella grande distribuzione per la fascia piรน bassa del mercato. Il formato era percepito come segnale di vino di minore qualitร , e questa percezione culturale ha rallentato la sua diffusione presso consumatori piรน esigenti.
A partire dagli anni Duemila, e soprattutto nellโultimo decennio, il trend si รจ rovesciato. Cantine di qualitร , anche produttori di DOC importanti, hanno iniziato a offrire alcuni loro vini in bag in box, riconoscendo il potenziale del formato per il consumo quotidiano consapevole. Il bag in box italiano di oggi copre lโintero spettro qualitativo, dai vini da tavola piรน semplici ai biologici certificati e ai DOC di fascia medio-alta, con prezzi al litro che vanno da 2 euro a 12 euro a seconda della fascia.
La percezione culturale in Italia รจ ancora in evoluzione. Per occasioni formali e di rappresentanza, la bottiglia etichettata resta la scelta sociale prevalente. Per il consumo quotidiano, il bag in box sta guadagnando spazio rapidamente, soprattutto tra consumatori attenti al rapporto qualitร -prezzo e alla sostenibilitร ambientale.
Chi Produce Bag in Box Oggi: i Principali Fornitori Mondiali
La produzione delle sacche multistrato e dei rubinetti per bag in box รจ unโindustria specializzata dominata da poche aziende globali. I principali player sono cinque.
Scholle IPN. Azienda americana con presenza mondiale, una delle pioniere del settore bag in box. Produce sacche per vino, olio, succhi, prodotti caseari liquidi. Sede storica in Illinois, stabilimenti in Nord America, Europa, Asia e Sud America. Forte presenza nel mercato italiano.
Smurfit Westrock. Gruppo globale nato dalla fusione tra Smurfit Kappa (origine irlandese) e WestRock (origine americana) nel 2024. Produce sacche multistrato, scatole di cartone e sistemi integrati per il bag in box. Uno dei principali fornitori delle cantine italiane.
Vitop. Azienda italiana, con sede in Piemonte, specializzata in rubinetti per bag in box. Produce alcuni dei rubinetti piรน diffusi sui bag in box del mercato italiano, venduti a cantine in tutta Europa. Fondata negli anni Ottanta, รจ una delle storie di successo del made in Italy nel packaging del vino.
Liqui-Box. Azienda americana focalizzata su soluzioni bag-in-box per liquidi alimentari. Presente sul mercato europeo con sacche e attrezzature di riempimento.
DS Smith. Gruppo britannico specializzato in packaging industriale, con divisione dedicata al bag in box per il settore vinicolo. Presente soprattutto nel mercato nord europeo.
Accanto a questi grandi produttori esistono aziende piรน piccole specializzate in componenti specifici (rubinetti, film multistrato, attrezzature di riempimento), molte delle quali italiane o francesi.
Evoluzione della Tecnologia Multistrato EVOH
Il cuore tecnico del bag in box moderno รจ la sacca multistrato con EVOH (etilene vinil alcol). Vale la pena raccontare brevemente come questo polimero รจ arrivato a essere lo standard del settore.
LโEVOH รจ stato sviluppato commercialmente negli anni Settanta da aziende chimiche giapponesi (Kuraray in particolare) come materiale per il packaging alimentare ad alta barriera. La sua caratteristica distintiva: blocca il passaggio dellโossigeno in misura enormemente superiore ai normali polimeri plastici. La permeabilitร allโossigeno dellโEVOH รจ nellโordine di frazioni di centimetro cubo al giorno per metro quadrato, contro valori centinaia di volte superiori per il polietilene standard.
I primi bag in box degli anni Settanta e Ottanta usavano sacche in solo polietilene, che funzionavano ma con barriera allโossigeno limitata: la durata dopo lโapertura era di 2-3 settimane, non 4-6. Lโintroduzione dellโEVOH come strato intermedio nelle sacche bag in box, dagli anni Ottanta in poi, ha raddoppiato la durata utile del prodotto e ha trasformato il formato da โsoluzione di compromessoโ a โtecnologia di conservazione superioreโ.
Le sacche moderne hanno tipicamente 4-6 strati: polietilene alimentare interno (contatto con il vino), strato di adesione, EVOH come barriera primaria allโossigeno, altro strato di adesione, eventuale strato di poliestere metallizzato (PET-met) per ulteriore protezione, polietilene esterno di resistenza meccanica. Lโaccoppiamento degli strati avviene per estrusione a caldo in linee di coestrusione.
Numeri del Mercato Globale del Bag in Box
Qualche dato per dimensionare il fenomeno bag in box nel mondo.
A livello globale, il mercato del bag in box per il vino vale oggi alcuni miliardi di euro annui, con tassi di crescita stabili negli ultimi decenni. LโAustralia, il Nord Europa (Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca) e la Francia sono i mercati piรน maturi, dove il formato rappresenta dal 30% al 50% del vino consumato in volume.
In Italia il bag in box pesa oggi circa il 10-15% del mercato del vino in volume, con trend di crescita costante. La fascia qualitativa media e alta sta crescendo piรน velocemente della fascia base, segno che il formato si sta affermando come scelta consapevole e non solo come opzione economica.
A livello di produzione, i principali stabilimenti di riempimento bag in box in Europa sono distribuiti tra Italia, Francia, Spagna e Germania, con alcune eccellenze tecniche in grado di riempire fino a 1.500-2.000 pezzi allโora per formato 5 litri. Le cantine italiane piรน grandi hanno linee di riempimento proprie, mentre le medie e piccole si appoggiano a stabilimenti terzisti.
Domande Frequenti
Chi ha inventato il bag in box?
Il bag in box รจ stato inventato nel 1965 da Thomas Angove, viticoltore australiano di Renmark nel South Australia. Angove depositรฒ il brevetto il 20 aprile 1965 per risolvere il problema della vendita di vino sfuso in damigiane di vetro: la sua idea era sostituire il vetro pesante e fragile con una sacca di plastica leggera racchiusa in scatola di cartone. La prima versione richiedeva di tagliare un angolo della sacca per servire il vino. Due anni dopo, nel 1967, Charles Malpas della cantina Penfolds perfezionรฒ lโidea brevettando il rubinetto a pressione in plastica che รจ ancora oggi lo standard mondiale del formato. Da queste due invenzioni australiane a due anni di distanza nasce il bag in box moderno.
Chi produce bag in box?
I principali produttori mondiali di sacche multistrato e componenti per bag in box sono cinque aziende globali specializzate. Scholle IPN (origine americana, presenza mondiale), Smurfit Westrock (gruppo globale nato dalla fusione 2024 tra Smurfit Kappa e WestRock), Vitop (azienda italiana piemontese specializzata in rubinetti), Liqui-Box (americana focalizzata su soluzioni bag-in-box), DS Smith (britannica con divisione packaging vinicolo). Accanto a questi ci sono aziende piรน piccole specializzate in componenti specifici. Il riempimento del bag in box avviene invece in stabilimenti di cantine produttrici o in stabilimenti di terzisti che operano per conto di cantine piรน piccole, distribuiti in Italia, Francia, Spagna, Germania e altri paesi vinicoli.
Dove รจ stato inventato il bag in box?
Il bag in box รจ stato inventato in Australia, nel 1965, a Renmark, una cittadina sul fiume Murray nello stato del South Australia. Renmark รจ una delle zone vinicole storiche dellโAustralia, e la cantina Angoveโs (fondata nel 1886) era una delle aziende familiari piรน antiche del continente. Thomas Angove, che amministrava la cantina, depositรฒ il brevetto per la sua idea di sostituire la damigiana di vetro con una sacca di plastica in scatola di cartone. Il brevetto รจ di origine australiana, e lโAustralia รจ stato anche il primo mercato di successo del formato, con tassi di adozione altissimi giร negli anni Settanta. Il secondo brevetto chiave, quello del rubinetto a pressione di Charles Malpas, รจ anchโesso australiano, del 1967.
Quando รจ stato inventato il bag in box?
Il brevetto originale del bag in box รจ del 20 aprile 1965, depositato in Australia da Thomas Angove di Renmark. La versione originale era una sacca di plastica chiusa con un legaccio, che richiedeva di tagliare un angolo per servire il vino. La versione moderna del formato, con il rubinetto a pressione in plastica che รจ lo standard attuale, risale al 1967, quando Charles Malpas di Penfolds brevettรฒ il rubinetto ermetico. Da quella data il bag in box ha iniziato la sua diffusione commerciale seria: Australia negli anni Settanta, Nord America e Nord Europa sempre negli anni Settanta, Europa continentale negli anni Ottanta, Italia a partire dalla fine degli anni Ottanta. Oggi, a sessantโanni dallโinvenzione, il formato รจ presente in praticamente tutti i mercati vinicoli del mondo.
Quando รจ arrivato il bag in box in Italia?
Il bag in box รจ arrivato in Italia in modo strutturato alla fine degli anni Ottanta, circa ventโanni dopo la sua invenzione in Australia e dopo la sua adozione nei mercati anglosassoni e nord europei. Le prime introduzioni in Italia sono state per la fascia piรน bassa del mercato, attraverso la grande distribuzione, con vini da tavola confezionati nel formato per ragioni di prezzo. La percezione culturale iniziale รจ stata quella di โvino economicoโ, e questo ha rallentato la diffusione presso consumatori piรน esigenti per un paio di decenni. A partire dagli anni Duemila, e soprattutto nellโultimo decennio, cantine di qualitร hanno iniziato a offrire in bag in box anche IGT, DOC e biologici certificati, portando il formato a coprire lโintero spettro qualitativo del mercato italiano.
Perchรฉ il bag in box si chiama cosรฌ?
Il nome deriva dallโinglese e significa letteralmente โsacca nella scatolaโ. Riflette in modo molto diretto la struttura del prodotto: una sacca di contenimento del liquido, inserita dentro una scatola di cartone di protezione meccanica. Quando Thomas Angove depositรฒ il brevetto nel 1965, il nome commerciale usato era โflagon bagโ o โwine caskโ (fiasco in sacca o botticella del vino), ma con la diffusione internazionale del formato il termine anglosassone โbag in boxโ si รจ affermato come standard in tutte le lingue del mondo, incluso lโitaliano. Talvolta si trova scritto โbag-in-boxโ con i trattini, o abbreviato come BIB. Tutte e tre le forme indicano lo stesso prodotto. In Italia si รจ cercato di affermare traduzioni come โvino in cartoneโ o โvino in scatolaโ, ma il nome inglese resta quello tecnicamente e commercialmente dominante.
Conclusione
La storia del bag in box รจ quella di unโinvenzione pratica nata per risolvere un problema concreto di un viticoltore australiano nel 1965, perfezionata due anni dopo da un ingegnere che ha aggiunto il rubinetto, e diventata nei sessantโanni successivi uno standard globale del packaging del vino. Da Renmark, South Australia, il formato รจ arrivato praticamente in ogni mercato vinicolo del mondo, con tassi di adozione che in alcuni paesi superano il 40-50% del consumo totale.
In Italia il percorso รจ stato piรน lento per ragioni culturali ma sta accelerando. Oggi il bag in box italiano copre lโintero spettro qualitativo, dai vini da tavola ai DOC e ai biologici certificati, con cantine di prestigio che hanno aperto al formato dopo anni di esclusiva bottiglia. La ragione di fondo รจ semplice: il bag in box funziona tecnicamente bene (conservazione 4-6 settimane dopo apertura grazie alla sacca EVOH), costa meno al litro, pesa meno, ha impatto ambientale inferiore. Tre vantaggi concreti che hanno convinto produttori e consumatori.
Un ultimo pensiero. Thomas Angove morรฌ nel 2010 allโetร di 92 anni, in Australia. Probabilmente non immaginava che la sua idea del 1965 sarebbe arrivata a cantine italiane, francesi, americane, e oggi a milioni di famiglie in tutto il mondo. Le invenzioni semplici che risolvono problemi reali hanno vita lunga, e il bag in box รจ esattamente questo.







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