Vini Rossi Altoatesini: I 24 migliori del 2022

Vini rossi altoatesini

Vini Rossi Altoatesini: I 24 migliori del 2022

Vini Rossi Altoatesini: I 24 migliori del 2022

Quali sono i migliori vini rossi altoatesini per rapporto qualità prezzo?

Quali sono le bottiglie altoatesine che ogni wine lover dovrebbe assaggiare almeno una volta nella vita?

Sono domande affascinanti che ci danno ottimi spunti e ci permettono di parlare di vini eccezionali, anche se sfuggono al radar.

Spesso quando si parla di vino altoatesino si presume che siano vini bianchi come Chardonnay, Riesling, Grüner Veltliner, Gewurztraminer, Pinot Bianco, Müller Thurgau e Sauvignon Blanc, ma sarebbe un errore sottovalutare i rossi di questo regione storica.

E sai perché?

Perché l’altitudine, l’escursione termica e i terreni sassosi delle Dolomiti sono tutti elementi che contribuiscono a rendere i vini fragranti, eleganti, sfumati e sottili.

Vini rossi altoatesini

Vini Rossi Altoatesini: non solo vini bianchi…

A parte i vini rossi della conca bolzanina, caratterizzati da terreni più argillosi e pesanti e che sono piuttosto grassi e corposi, i vini rossi dell’Alto Adige sono famosi per il loro fascino magro e la grande bevibilità.

Non dimentichiamo che la produzione di vini bianchi esplose solo dopo la metà del 1900, prima che l’Alto Adige fosse il vigneto più caldo degli Asburgo, quello più meridionale, l’unico in grado di produrre rossi corposi (Lagrein e Schiava).

Ma prima di iniziare a stappare le bottiglie, vediamo quali sono i vitigni e le tipologie più emozionanti della zona.

Poi si parlerà di etichette singole.

Abbiamo la Schiava, sottile e nervosa, con una buona acidità e un finale ammandorlato. Il Pinot Nero è la quintessenza dell’eleganza con tannini fini e aromi di sottobosco.

Il Lagrein è l’altro grande vino rosso autoctono dell’Alto Adige, ma a differenza della Schiava è denso, dal colore intenso, ricco di estratto, molto fruttato, e dai tannini esuberanti.

Non dimentichiamo il Moscato Rosa, un locale prediletto che troverete declinato in versione secca, ma anche dolce, dove dà il meglio di sé.

Chiudiamo con la doverosa menzione di due classici vitigni bordolesi, che in queste colline hanno trovato un habitat perfetto: il Merlot e il Cabernet Sauvignon.

 

Vini Rossi Altoatesini: la qualità del Santa Maddalena

Santa Maddalena, i migliori vini rossi dell’Alto Adige, classifica vini rossi altoatesini.

Il vitigno a bacca rossa più diffuso è senza dubbio la Schiava, caposaldo fondamentale del vino altoatesino, sia per la sua capillare diffusione sia perché radicato nella cultura contadina della regione.

La Schiava è in gran forma negli ultimi anni: sono finiti gli anni dei vini deboli e slavati e dei rosati recuperati. Meno male che i vignaioli altoatesini si sono lanciati in produzioni fitte, dotate di eleganza e tipicità.

Non è un Cabernet Sauvignon polposo o aristocratico come il Pinot Nero, ma è un vino gradevole, fragrante e di ottima bevibilità.

Le aree più emozionanti sono tre. La DOC Santa Maddalena, dove troviamo i vini più corposi e corposi. La DOC Lago di Caldaro con splendidi paesaggi e vini di buona qualità. E finiamo con la denominazione generica Alto Adige Schiava, dove la produzione è più eterogenea e frammentata.

 

Vini Rossi Altoatesini: l’eccellenza della schiava

Partiamo dal vino più amato dell’Alto Adige.

Ecco le bottiglie imperdibili, quelle che, negli anni, hanno dimostrato consistenza e qualità impeccabile.

Lago di Caldaro Scelto, azienda vinicola Ignaz Niederista

Una Schiava attraente, grintosa, mai banale, con frutti succosi e una certa ruvidità contadina che non dispiace. Sotto i 10 euro.

Alto Adige Lago di Caldaro Classico Superiore DOC Pfarrhof 2016

Corposo e deciso, non la solita schiava schiava. Tannini evoluti, frutto leggermente più rotondo e sviluppato, buon slancio sapido. Finale classico con lavanda, rose e mandorle.

Cantina Santa Maddalena Mayr

Bella spinta sapida, polpa con frutti di bosco, bocca pulita, buona persistenza e ottima bevibilità. Sotto i 10 euro.

Santa Maddalena Rondell, azienda vinicola Fanz Gojer

È un vino eccezionale e ricco per una Schiava, tanto da non faticare ad affermarsi come uno dei migliori della categoria, anche se costa solo 10 euro.
Naso elegante con rosa, lampone, muschio e un superbo finale di mandorle e lavanda. Bocca tesa, ma leggermente più vellutata del solito. Bene.

Santa Maddalena Antheos 2017, azienda vinicola Waldgries

Indubbiamente Christian Plattner è uno degli interpreti più audaci e audaci della Schiava, ed è anche grazie a lui che oggi stiamo vivendo la rinascita stilistica dell’uva.

Il vino di base è deciso, sottile, travolgente per la sua fresca bevibilità, ma con docili tannini.

Il gioiello in cantina è il Santa Maddalena Antheos, di un tessuto completamente diverso.

È un vino denso, evoluto, a tratti etereo, caratterizzato da tannini solidi che conferiscono al sorso aromi di liquirizia e rabarbaro, rendendolo complesso e di grande fascino per la categoria.

Elda, Schiava della cantina Nusserhof

La Schiava che non ti aspetti: corpo, velluto, incredibile ampiezza di profumi, e tanto polpa.

È un vino dalla succosità mostruosa, dai tannini ambiziosi che non temono di essere ruvido, soprattutto in questa annata 2016, che è ancora giovane, anche per una tipologia di vino non longevo.

Lavanda infinita e fiori persi nel sottobosco, frutti carnosi che vanno oltre i soliti frutti di bosco, il tutto incorniciato da un notevole arabesco speziato.

Al palato è salato, il fraseggio tra freschezza, mineralità e tannini è morbido e, nonostante sia un vino straordinariamente stimolante e complesso per una Schiava, ha una travolgente leggerezza al sorso. Vino biodinamico di grande struttura.

Non stupitevi se una Schiava classica costa 3 volte: nessuno ci mette tanto impegno e risorse per realizzarla.

 

 

Vini Rossi Altoatesini: il Lagrein eccellenza di un territorio incontaminato

Passiamo al Lagrein, l’oro dell’Alto Adige: del resto sembra essere un parente molto stretto del Teroldego (il vero oro del Tirolo, come suggerisce il nome).

In pratica è onnipresente. Tutti lo fanno anche solo per portare avanti la tradizione.

Il Kretzer è un rosato gustoso, semplice, schietto e sempre gradevole.

Ma il grande passo è stato fatto con la valorizzazione delle bottiglie più austere e ambiziose, grazie a un invecchiamento meno virulento e più lento e più ragionato.

La Schiava rappresenta il passato.

È senza dubbio un vino emozionante; è però nel Lagrein che si ripongono le speranze per il futuro dell’enologia altoatesina.

In generale, la qualità del Lagrein è discreta.

È difficile trovare vini scandalosi, e anche le cantine sociali più in vista puntano molto su questo vino. Il rosato passa a pieni voti. I rossi sono ok. Ecco le migliori bottiglie che abbiamo assaggiato.

 

Lagrein Taber Riserva 2017 Cantina di Bolzano

Cominciamo con il fiore all’occhiello della Cantina Sociale di Bolzano.

Del resto siamo in Alto Adige.

Qui le cantine cooperative sono un altro mondo.

Il vino è chiuso, ancora giovane e ruvido, ma per nulla sgarbato.

La roba c’è, e anche la personalità. Come tutti i rossi densi, ha bisogno di 5-6 anni per evolversi.

Per ora è troppo legnoso, tuttavia il frutto è avvolgente, ricco, speziato e il fraseggio tra freschezza, calore e tannini fa ben sperare.

Una struttura imponente, nonostante gli anni trascorsi in barrique. Tra i più ambiziosi.

 

Lagrein Quirein 2016, azienda vinicola Pranzegg

Una bomba di vino rosso, molto fruttato e sontuoso, ricco, ma con una pungente acidità.

È pieno di estratto e personalità. Offre una bella visione con mille idee.

Tutto si esalta all’ennesima potenza: prugne e ciliegie sotto spirito, note speziate che ti prendono come un vortice, tannini potenti che ti frustano con liquirizia e rabarbaro, e poi pepe e cioccolato.

Non ci sono sbavature, è molto denso in estratto, ma ha personalità e naturalezza di beva, nonostante la struttura imponente.

Il più carismatico di tutti quelli che abbiamo assaggiato.

 

Lagrein Riserva 2015 Fliederhof

La base del 2016 è fragrante, legnosa e pepata e ha un corpo ben bilanciato da acidità e slancio sapido.

La riserva 2015 è fitta, compatta, ancora chiusa, ma già ben allestita.

La polpa è ottima, i tannini zampillano, ma il frutto è rotondo e già evoluto e mostra un elegante terziario.

Nel complesso sono due buone bottiglie, il Riserva ha bisogno di qualche anno per smaltire un po’ di rovere e trovare equilibrio, ma è un vino robusto.

 

Lagrein 2016 Glohhlof

Abbiamo parlato della Schiava prima, ma se lo merita anche Lagrein per la sua bravura.

È classico, pulito, con un vitigno chiaro e non marcato dal legno.

Una tagliente acidità ben accompagna struttura, tannini e frutta avvolgente. Buona bevibilità.

 

Lagrein 2016 Griesbauerhof

Frutta matura, ma mai marmellata. Si muove con ritmo agile per essere un vino così pieno e corposo.

La struttura è ampia ma ben progettata.
L’estratto non è inchiostro puro; al contrario, lascia spazio alla bevibilità e ad un ritmo solleticante.

Pur essendo potente, gioca con la leggerezza. Un vino rosso appetibile, ottimo se si considera il prezzo sotto i 15 euro.

 

Gran Larey, Lagrein Riserva 2016

Non immediatamente accessibile, ha un aspetto selvaggio con catrame e tannini che colpiscono duramente.

Eppure, nel complesso, mostra tipicità e ha aromi che ti fanno immergere in un roseto, poi in un bosco, e infine in un vasetto di ciliegie sotto spirito.

Ha molto da dare, frutta, fumo, aromi terrosi e un corpo che si abbandona al piacere nel bicchiere.

Ma è ancora scomposto. L’acidità scalpita e non aiuta lo sviluppo dei tannini.

Sono difetti di giovinezza: con qualche anno di affinamento, diventerà un bellissimo cigno. Per ora è stimolante ma non perfetto.

Non gli manca il coraggio, è un vino senza paracadute, ma ha bisogno di tempo come tutti i vini senza veli. Sarà eccezionale.

 

Lagrein 2017 Messnerhof

Limpido, ben disegnato da un tannino austero e compatto. Si muove con grazia nonostante l’estratto massiccio. Tannino deciso ma ben integrato nelle splendide note di frutti di bosco.

Lagrein 2017 Riserva 2016 Untermoserhof

Il vino base è classico, equilibrato e pepato. La riserva offre densità molta polpa matura, e un vestito speziato che incornicia elegantemente una buona struttura.
Trama tannica vigorosa ma elegante, nata per sfidare gli anni. Nel complesso fa il suo dovere. È schietto, anche se i toni speziati e pepati sono decisi.

 

Riserva Lagrein Linticlarus, Tiefenbrunner

Un grande mito dell’enologia altoatesina.
Un vino roccioso e ampio dove struttura, tannini e buona acidità danno vita ad un vino coinvolgente, plasmato da un intenso invecchiamento, ma che riesce a domare tutto questo estratto.

Il profilo è classico, con un vitigno ben definito e una finezza generale discreta.

Stilisticamente un po’ statica, ma il suo carisma è contagioso. Ai margini della stramatura.

 

Vini Rossi Altoatesini: Pinot Nero

Passiamo al terzo ciclo di degustazioni con il Pinot Nero, un vero gioiello dell’Alto Adige. La sua zona preferita è l’altopiano del Mazzon, nei pressi di Egna, alla destra del fiume Adige.

Pinot Nero 2016 Gottardi

A dire il vero, negli ultimi anni lo stile di questo Pinot Nero si è via via cristallizzato sempre di più.

Tuttavia, rimane sempre un vino elegante e sottile. Frutti di bosco, ribes, menta, profilo aromatico classico, un po’ legnoso, ma con una mezza dozzina di anni, andrà bene. Al palato non è scortese.

È fresco ma ben tirato da tannini setosi ma non banali.

 

Pinot Nero Righe di Mazzon 2016 Carlotto

Sicuramente la più vivace e territoriale delle bottiglie provate, grazie al taglio sartoriale impresso da Michela Carlotto, la grande interprete italiana del Pinot Nero.

Ovviamente viene da Mazzon.
Naso scuro e scuro, legno acuto percepito in lontananza, e meno male non copre il varietale, pronto ad esplodere in un sottobosco ricco di foglie, tartufi, muschio, felce e piccoli frutti.

Al palato è sottile, pungente, elegante come dovrebbe essere il Pinot, e giocato su un emozionante dinamismo sapido-acido. Giovane, ma con un futuro radioso.

Il Lagrein è discreto: corposo, acido, tipico, gradevole.

 

Pino Nero 2018 Pfitscherhof

Semplice, ma con quella tenacia burbera tipica del Pinot.

Roccioso, con buona espansione aromatica, fa il suo dovere senza note acute. Buona grana sapida, fresco, finale con menta e terra.
Non troppo complicato, ma di buona bevibilità.

 

Pinot Nero 2018 Sanct Valentin

Fresco, legnoso, di buona profondità e non troppo concentrato. Il naso è ben disegnato.

Al palato è giustamente amaro, fresco, un po’ troppo piccante, ma nel complesso discreto.

Non il massimo dell’espressività, ma ok.

 

Pinot Nero 2018 Riserva 2017 Brunnenhof

Il fondo è netto, pulito, immediato e giocato su un buon equilibrio tra calore e freschezza.
Finale di rabarbaro e ribes.

La riserva è più decisa, rotonda, mai pesante, ma splendidamente piena per un Pinot Nero di montagna. Le note terziarie sono già in via di sviluppo, eteree, eleganti, tannini a grana fine.

 

Pinot Nero 2018 Pigeno Riserva 2017 Stroblhof

Pigeno ha eleganza con note di arancia amara e ribes, un corpo snello, finale mentolato, ma ancora appesantito dal legno.
La Riserva è più ricca. Si apre a uno sviluppo che sa alternare eleganza, decisione e notevole precisione.

Classico nel varietale, legno sapientemente dosato, acidità moderata, manca un filo di reattività, ma punta più sull’opulenza che sulla grazia.

 

Pinot Nero 2016 Riserva Schweizer, Haas

Ogni volta che si parla di Pinot Nero altoatesino si ha a che fare con Franz Haas, il mago del Pinot, l’enologo che per primo ci ha creduto e ha fatto molto per farlo crescere.
Lo stile di Haas è chiaro, tagliente: il nervoso Pinot va domato ma non forzato.

La differenza è sottile, ma provate ad assaporare questo giovanissimo 2016, e capirete che la direzione stilistica di Haas favorisce finezza e buona concentrazione.

Non è un vino magro o leggero ma relativamente caldo, con frutti esplosivi, aguzzi come una falce.

In bocca è ampio, sapido, dominato da freschezza, tannini terrosi e fiori secchi. Superbo finale alla menta.

La base è più immediata ma meno fantasiosa: un grande interprete.

 

Pinot Nero 2015 Linticlarus Tiefenbrunner

Ancora una volta la cantina Tiefenbrunner.

Ma seriamente, il loro Pinot merita un assaggio: l’audacia e l’audacia di questo vino sono leggendarie.

Non vuole essere efebo o sottile. Al contrario, ti assale con tutta la sua ricchezza aromatica portata all’estremo.

Rimane fresco, molto tannico, e non scade mai nelle confetture e nell’eccesso di frutta stracotta.

 

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